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Il Palazzo Ancona

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Palazzo Ancona è il palazzo più suggestivo e più affascinante del barocco signorile martinese. Non vi è una data precisa in merito alla sua fondazione, viene datato stilisticamente nella seconda metà del XVIII secolo. A Martina rappresenta un unicum per la magnificenza scenografica scultorea della sua facciata. Infatti, al centro del portale si colloca un enorme mascherone apotropaico il cui volto è inserito all’interno di una conchiglia lambita da racemi molto simili a delle lingue di fuoco. Lateralmente il mascherone è coronato da due splendide cariatidi, vestite succintamente, che lasciano intravedere le armoniose fattezze appena velate dal peplo. Una movenza scultorea armoniosa e sensuale che trae ispirazione, sicuramente, dal noto palazzo Marrese di Lecce, datato nel XVI secolo. I due portali infatti sono molto simili da un punto di vista iconografico, il chè mostra chiaramente come in pieno periodo barocco vi era una continua influenza artistica fra Lecce, capitale del barocco, e le restanti città della terra d’Otranto.  
Oltre all’aspetto architettonico, sicuramente di pregevole originale fattura, questo palazzo nella tradizione popolare martinese si dice che sia abitato da fantasmi, infatti l’ultimo piano con le finestre moresche è perennemente chiuso e non abitato. Questa diffusissima vox populi ha ispirato uno scrittore martinese, Mario Desiati, nel suo romanzo, Il paese delle spose infelici (2008), che fra le pagine del suo libro, alludendo a palazzo Ancona, scrive quanto segue: <Attraversai il vicolo dei suicidi, dove la notte prima delle nozze sulla sua torretta bianca salivano le giovani spose infelici obbligate a maritarsi con notabili cinquantenni o rampolli di dubbia carriera…La prima donna fu una giovane di diciassette anni, destinata al nipote di un vescovo (si diceva fosse il figlio del vescovo). La tragedia viene ancora raccontata. Raggiunse l’ultimo piano di un palazzo barocco con il tetto a cuspide e si lanciò giù, attraversando con l’abito da sposa la finestra moresca che dava su un atrio picchiettato di aiuole di erbe medicinali. Quell’edificio divenne il palazzo della sposa e il centro storico di Martina, un suggestivo ma lugubre ricettacolo di fantasmi di donne>. E chissà se in realtà quel mascherone terrificante e quelle sensuali cariatidi non celino arcani segreti al di là delle loro seducenti forme…  
 
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Proprietà privata

Bibliography
Desiati M. (2008), Il paese delle spose infelici, Milano, Mondarori.
Marinò P (2001), Diffusione reticolare dell’architettura barocca minore, in Città e cittadini Umanesimo della Pietra, Martina Franca (TA), Edizioni Pugliesi.
Marturano, N. – Marino’, P. (1996), Civiltà del barocco a Martina Franca, Fasano (BR), Schena Editore.

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