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La chiesa di santa Maria della Misericordia

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Il complesso monastico nacque nel 1725 per volontà di Aurelia Imperiali, vedova del duca Petracone V Caracciolo nel 1725 e di Isabella d'Avalos, madre del duca. L’intento era quello di ospitare povere fanciulle disposte a vestire l’abito delle Agostiniane e a condividere la regola. Il convento ospitava anche fanciulle che avessero perigliato nell’errore o abbandonate, che ad una certa età potevano anche decidere di uscire dal convento e sposarsi; in questo caso il convento offriva loro anche la dote. Il conventosi manteneva dalle rendite proprie ma anche dalla lavorazione di manufatti, tipici delle arti donnesche, come ricamo, pasticceria, sartoria ecc.
Questa struttura fu creata dopo quella di santa Maria della Purità, con sostanziali differenze. Infatti, mentre quest’ultima era votata principalmente alla vita claustrale, la nuova struttura monastica femminile assunse più le caratteristiche di una struttura familiare anticipando una sorta di assitenza sociale a favore delle donne. Il complesso archtettonicamente è composto dall'aggregazione di diversi edifici privati, donati all'ordine per mettere sù la struttura. Il nucleo più consistente apparteneva alla famiglia Turnone. Questa aggregazione di diversi edifici privati spiega perchè l'edificio si distacca dalla classica tipologia conventuale non presentando il chiostro centrale con l’edificio ruotante attorno. Nel vicoletto cieco, quasi nascosti, si aprono i portali della chiesetta e poi quello del convento, entrambi in stile tardo-rinascimentale. Lungo tutto il lato esterno, che si affaccia in via Principe Umberto, in alto, si collocano delle finestre con grate spanciate e più in su all’altezza del terrazzo una balaustra in pietra traforata da disegni di evocazione simbolica.
La cappella, detta della Madonna della Misericordia, ha un ingresso autonomo. Il portale è molto semplice presenta superiormente una finta edicola mistilinea e una finestra con vetrata. L’interno, ad una sola aula, conserva due altari barocchi dipinti con effetto di marmi policromi e delle tele attribuite alla scuola del Carella. Importante è l’effigie del Volto Santo custodita all’interno di una cornice argentea, lateralmente all'altare maggiore, che in origine era custodito nella chiesa dei cappuccini in valle d'Itria.

Informazioni
Non è accessibile al pubblico.

Bibliografia
Punzi, R. (1898), Fondazione Caracciolo De Sangro, una realtà barocca nel centro storico di Martina Franca, Martina Franca (Ta).

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