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La chiesa - grotta dei santi Andrea e Procopio

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La facciata della chiesa –  grotta dei santi Andrea e Procopio si presenta come quella di una vera chiesa subdiale, scolpita ed incavata con molta cura e maestria, specie nella parte centrale. Sul portale di forma rettangolare è situata una lunetta in cui è graffita, al centro, una croce greca a bracci estesi. Sopra la lunetta è accuratamente incisa questa iscrizione dedicatoria: “Hoc templum fabricare fecer(unt) Ioh(annes), Alfanus Abbas, Petrus, Paulus, in onore s(an)c(t)i Andree ap(osto)li et s(an)c(t)i P(ro)copii martiris p(er)manus Iohannis diaconis atque magistri, et dedicatum est p(e)r manus domini Petri ar[chi] e (pisco)pi, secundo die intrante mense Nobember. Hoc scripta fieri fecit Iaq(ui)tnus p(res)b(yte)r, filius suprascripti magistri p(er) manus Radelberti p(resbyte)ri”. Sui due lati della porta centralesi trovano altre due porte più strette con arco a tutto sesto, su cui sono ancora visibili gli incassi che servivano a fissare i perni delle porte di legno. La chiesa presenta una pianta rettangolare (9,75 × 5,85 m) biabsidale con naos, iconostasi e bema suddiviso da doppio transetto. Nel naos di forma quadrangolare, con soffitto piano, si notano nicchie tra cui due arcuate, poste una dirimpetto all’altra, presumibilmente destinate al culto dei santi Andrea e Procopio. L’iconostasi, scavata nella roccia, con due ingressi e due finestre terminanti ad arco, separa il naos dal bema, il quale è suddiviso in due vani da un muro, interciso da due archi, che partono dal pilastro centrale dell’iconostasi e si innestano tra le due absidi. Siffatte caratteristiche architettoniche sono un chiaro indizio che, almeno originariamente, il tempio era destinato al rito greco – ortodosso, nonostante l’iscrizione in caratteri latini, e che solo successivamente passò al rito cattolico romano, come attestato nella bolla pontificia di papa Alessandro III del 1180. In questo luogo di culto, del periodo greco – bizantino, non è rimasta che la costruzione architettonica: solo in alcune raffigurazioni frammentarie si denota ancora un’influenza bizantino – normanna ascrivibile al XII secolo, come ad esempio nel san Giorgio a cavallo dipinto nella parete destra del naos. Le pitture conservate nel bema, invece, sono ascrivibili al periodo svevo – angioino, compreso tra il XIII ed il XIV secolo, come quelle raffiguranti i santi Eligio, Leonardo, Cosma e Damiano ed i Principi Apostoli Pietro e Paolo.

Informazioni
La chiesa – cripta dei santi Andrea e Procopio, insieme a tutto il complesso rupestre, ricade nel territorio dell’omonima masseria; la visita da parte del pubblico è consentita previo avviso ai proprietari della masseria.

Bibliografia
Sampietro, G. (1922), Fasano. Indagini storiche, Trani, Ditta Tipografica Editrice Vecchi e C.
Lavermicocca, N. (1977), Gli insediamenti rupestri del territorio di Monopoli, Roma L’Erma di Bretschneider.
Semeraro Hermann, M. L. – Semeraro, R. (1996), Arte medioevale nelle lame di Fasano, Fasano Schena editore.
Dell’Aquila, Fr. – Messina, A. (1998), Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata, Bari Mario Adda Editore.
Chionna, A. (a cura di - 2001), Gli insediamenti rupestri della provincia di Brindisi, Fasano Schena editore.

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